
D.P.R. 12 febbraio 1985, n.
104 (1).
Approvazione dei nuovi
programmi didattici per la scuola primaria (2).
(1) Pubblicato nel Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del 29 marzo 1985, n. 76.
Sono state inserite le correzioni disposte con avviso di rettifica pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 maggio 1985, n. 105.
(2) Si ritiene opportuno riportare anche la premessa del presente decreto.
Se si vuole visionare solamente la parte riguardante l’educazione musicale cliccare qui
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto il regio decreto-legge 10 aprile 1936, numero
634, convertito nella legge
28 maggio 1936, n. 1170;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 14
giugno 1955, n. 503;
Sentito il Consiglio nazionale della pubblica
istruzione;
Considerato che i nuovi programmi per la loro piena
attuazione richiedono un
graduale processo preparatorio sia per l'adeguamento
dell'organizzazione
scolastica sia per il necessario aggiornamento del
personale ispettivo,
direttivo e docente sui loro contenuti;
Sulla proposta del Ministro della pubblica
istruzione;
Decreta:
Articolo unico. - I programmi didattici per la
scuola primaria annessi al
decreto del Presidente della Repubblica 14 giugno
1955, numero 503, sono
sostituiti dai programmi annessi al presente decreto
e vistati dal Ministro
proponente.
I nuovi programmi entrano in vigore nelle classi
prime dell'anno scolastico
1987-88 e, progressivamente nelle classi successive
nei quattro anni scolastici
seguenti.
Programmi didattici per la scuola primaria
PREMESSA GENERALE
I Parte - Caratteri e fini della scuola elementare
Il dettato costituzionale
La scuola elementare ha per suo fine la formazione
dell'uomo e del cittadino nel
quadro dei principi affermati dalla Costituzione
della Repubblica; essa si
ispira, altresì, alle dichiarazioni internazionali
dei diritti dell'uomo e del
fanciullo e opera per la comprensione e la
cooperazione con gli altri popoli.
La scuola elementare, che ha per compito anche la
promozione della prima
alfabetizzazione culturale, costituisce una delle
formazioni sociali basilari
per lo sviluppo della personalità del fanciullo, dà
un sostanziale contributo a
rimuovere "gli ostacoli di ordine economico e
sociale che, limitando di fatto la
libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della
persona umana" (art. 3 della Costituzione) e
pone le premesse all'esercizio
effettivo del diritto-dovere di partecipare alla
vita sociale e di "svolgere,
secondo le proprie possibilità e le proprie scelte,
un'attività o una funzione
che concorra al progresso materiale e spirituale
della società" (art. 4 della
Costituzione).
Scuola elementare e continuità educativa
La scuola elementare attua il suo compito
nell'ambito della "istruzione
inferiore, impartita per almeno otto anni,
obbligatoria e gratuita" (art. 34
della Costituzione).
La scuola elementare contribuisce, in ragione delle sue
specifiche finalità
educative e didattiche, anche mediante momenti di
raccordo pedagogico,
curricolare ed organizzativo con la scuola materna e
con la scuola media, a
promuovere la continuità del processo educativo,
condizione questa essenziale
per assicurare agli alunni il positivo conseguimento
delle finalità della
istruzione obbligatoria.
In questa prospettiva un ruolo fondamentale compete
anche alla scuola materna,
che, integrando l'azione della famiglia, concorre,
con appropriata azione
didattica, a favorire condizioni educative e di
socializzazione idonee ad
eliminare, quanto più possibile, disuguaglianze di
opportunità nel processo di
scolarizzazione.
Princìpi e fini della scuola elementare
Scuola, famiglia, partecipazione.
La scuola elementare riconosce di non esaurire tutte
le funzioni educative:
pertanto, nell'esercizio della propria
responsabilità e nel quadro della propria
autonomia funzionale favorisce, attraverso la
partecipazione democratica
prevista dalle norme sugli organi collegiali,
l'interazione formativa con la
famiglia, quale sede primaria dell'educazione del
fanciullo e con la più vasta
comunità sociale.
La scuola elementare valorizza nella programmazione
educativa e didattica le
risorse culturali, ambientali e strumentali offerte
dal territorio e dalle
strutture in esso operanti, e nello stesso tempo
educa il fanciullo a cogliere
il valore dei processi innovativi come fattori di
progresso della storia.
La vita scolastica ed extra scolastica ed i mezzi di
comunicazione di massa
offrono occasioni continue di un confronto vario e
pluralistico.
Sin dalla prima infanzia il fanciullo è coinvolto in
una realtà sociale
caratterizzata da rapidi e profondi processi di
mutamento dei costumi, da
atteggiamenti, comportamenti individuali e
collettivi che lo stimolano ad
interrogarsi, rendendo forte l'esigenza di conoscere
adeguatamente e di
comprendere nella sua complessità la realtà che lo
circonda.
La scuola, rispettando le scelte educative della
famiglia, costituisce un
momento di riflessione aperta, ove si incontrano
esperienze diverse; essa aiuta
il fanciullo a superare i punti di vita egocentrici
e soggettivi, così come ogni
giudizio sommario che privilegi in maniera esclusiva
un punto di vista e un
gruppo sociale a scapito d'altri.
Educazione alla convivenza democratica.
Il fanciullo sarà portato a rendersi conto che
"tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e
sociali" (art. 3 della Costituzione).
La scuola è impegnata ad operare perché questo
fondamentale principio della
convivenza democratica non venga inteso come passiva
indifferenza e sollecita
gli alunni a divenire consapevoli delle proprie idee
e responsabili delle
proprie azioni, alla luce di criteri di condotta
chiari e coerenti che attuino
valori riconosciuti.
Il fanciullo, quando inizia la sua esperienza
scolastica, ha già cumulato un
patrimonio di valori e di esperienze relative a
comportamenti familiari, civici,
religiosi, morali e sociali.
La scuola, nel corretto uso del suo spazio educativo
e nel rispetto di quello
della famiglia e delle altre possibilità di
esperienze educative, ha il compito
di sostenere l'alunno nella progressiva conquista
della sua autonomia di
giudizio, di scelte e di assunzione di impegni e nel
suo inserimento attivo nel
mondo delle relazioni interpersonali, sulla base
della accettazione e dal
rispetto dell'altro, del dialogo, della
partecipazione al bene comune.
Ciò comporta che gli insegnanti in primo luogo
stimolino le energie interiori
del fanciullo per promuovere una produttiva
riflessione sulle concrete
esperienze della vita ed in particolare su quelle
concernenti i rapporti umani.
In relazione alle complessive finalità educative la
scuola deve operare perché
il fanciullo:
prenda consapevolezza del valore della coerenza tra
l'ideale assunto e la sua
realizzazione in un impegno anche personale;
abbia più ampie occasioni di iniziativa, decisione,
responsabilità personale ed
autonomia e possa sperimentare progressivamente
forme di lavoro di gruppo e di
vicendevole aiuto e sostegno, anche per prendere
chiara coscienza della
differenza fra "solidarietà attiva" con il
gruppo e "cedimento passivo" alla
pressione di gruppo, tra la capacità di conservare
indipendenza di giudizio ed
il conformismo, tra il chiedere giustizia ed il
farsi giustizia da sé;
abbia basilare consapevolezza delle varie forme di
"diversità e di
emarginazione" allo scopo di prevenire e
contrastare la formazione di stereotipi
e pregiudizi nei confronti di persone e culture;
sia sensibile ai problemi della salute e dell'igiene
personale, del rispetto
dell'ambiente naturale e del corretto atteggiamento
verso gli esseri viventi,
della conservazione di strutture e servizi di
pubblica utilità (a cominciare da
quelli scolastici), del comportamento stradale, del
risparmio energetico;
sia progressivamente guidato ad ampliare l'orizzonte
culturale e sociale oltre
la realtà ambientale più prossima, per riflettere,
anche attingendo agli
strumenti della comunicazione sociale, sulla realtà
culturale e sociale più
vasta, in uno spirito di comprensione e di
cooperazione internazionale, con
particolare riferimento alla realtà europea ed al
suo processo di integrazione.
La scuola elementare, nell'accogliere tutti i
contenuti di esperienze di cui
l'alunno è portatore, contribuisce alla formazione
di un costume di reciproca
comprensione e di rispetto anche in materia di credo
religioso.
La scuola statale non ha un proprio credo da
proporre né un agnosticismo da
privilegiare.
Essa riconosce il valore della realtà religiosa come
un dato storicamente,
culturalmente e moralmente incarnato nella realtà
sociale di cui il fanciullo ha
esperienza ed, in quanto tale, la scuola ne fa
oggetto di attenzione nel
complesso della sua attività educativa, avendo
riguardo per l'esperienza
religiosa che il fanciullo vive nel proprio ambito familiare
ed in modo da
maturare sentimenti e comportamenti di rispetto
delle diverse posizioni in
materia di religione e di rifiuto di ogni forma di
discriminazione.
II Parte - Una scuola adeguata alle esigenze
formative del fanciullo
La creatività come potenziale educativo
La scuola concorre a sviluppare la potenziale
creatività del fanciullo. Due
aspetti di essa devono essere sottolineati in modo
particolare. Il primo
riguarda la necessità che le funzioni motorie,
cognitive ed affettive giungano
ad operare progressivamente e puntualmente in modo
sinergico, suscitando nel
fanciullo il gusto di un impegno dinamico nel quale
si esprime tutta la
personalità. Il secondo riguarda la necessità di non
ridurre la creatività alle
sole attività espressive, ma di coglierne il potere
produttivo nell'ambito delle
conoscenze in via di elaborazione nei processi di
ricerca.
L'attenzione alla creatività rappresenta, in
sostanza, la esigenza di promuovere
nel fanciullo la consapevolezza delle proprie
possibilità e la "consapevolezza
di sé", come progressiva capacità di autonoma
valutazione dell'uso delle
conoscenze sul piano personale e sociale.
La scuola come ambiente educativo di apprendimento
La scuola elementare, il cui intervento è
intenzionale e sistematico, realizza
il suo compito specifico di alfabetizzazione
culturale partendo dall'orizzonte
di esperienze e di interessi del fanciullo per
renderlo consapevole del suo
rapporto con un sempre più vasto tessuto di
relazioni e di scambi.
La scuola elementare promuove l'acquisizione di
tutti i fondamentali tipi di
linguaggio e un primo livello di padronanza dei
quadri concettuali, delle
abilità, delle modalità di indagine essenziali alla
comprensione del mondo
umano, naturale e artificiale.
Essenziale a tal fine è anche la realizzazione di un
clima sociale positivo
nella vita quotidiana della scuola, organizzando
forme di lavoro di gruppo e di
aiuto reciproco e favorendo l'iniziativa,
l'autodecisione, la responsabilità
personale degli alunni.
Sono queste le condizioni necessarie perché ogni
alunno viva la scuola come
"ambiente educativo e di apprendimento",
nel quale maturare progressivamente la
propria capacità di azione diretta, di progettazione
e verifica, di
esplorazione, di riflessione e di studio
individuale.
Pertanto, le sollecitazioni culturali, operative e
sociali offerte dalla scuola
elementare promuovono la progressiva costruzione
della capacità di pensiero
riflesso e critico, potenziando nel contempo
creatività, divergenza e autonomia
di giudizio, sulla base di un adeguato equilibrio
affettivo e sociale e di una
positiva immagine di sé.
La scuola elementare pone così le basi cognitive e
socio-emotive necessarie per
la partecipazione sempre più consapevole alla
cultura e alla vita sociale, basi
che si articolano, oltre che nelle conoscenze e
nelle competenze prima indicate,
anche nella motivazione a capire ed a operare
costruttivamente, nella
progressiva responsabilizzazione individuale e
sociale, nel rispetto delle
regole di convivenza, nella capacità di pensare il
futuro per prevedere,
prevenire, progettare, cambiare e verificare.
Per questo la scuola elementare nell'adempiere il
suo compito specifico, è
scuola che realizza concretamente il rapporto fra
istruzione ed educazione.
Diversità e uguaglianza
Per assicurare la continuità dello sviluppo
individuale delle esperienze
educative precedenti, la scuola elementare è
impegnata a conoscere e valorizzare
le attitudini individuali, le conoscenze acquisite
da ogni alunno (anche
attraverso i mezzi di comunicazione di massa) e le
sicurezze raggiunte sul piano
affettivo, psicologico e sociale.
Pertanto è essenziale, per procedere al loro
potenziamento, accertare fin dai
primi giorni le abilità di base esistenti, relative
al piano percettivo,
psicomotorio e manipolativo, ai processi di
simbolizzazione, alle competenze
logiche, espressive, comunicative e sociali, alla
rappresentazione grafica,
spaziale e ritmica ecc. Eventuali difficoltà e
ritardi richiedono la
utilizzazione di tutti i canali della comunicazione
oltre a quella verbale, per
perseguire, attraverso una appropriata metodologia,
una sostanziale equivalenza
di risultati.
E' dovere della scuola elementare evitare, per
quanto possibile, che le
"diversità" si trasformino in difficoltà
di apprendimento ed in problemi di
comportamento, poiché ciò quasi sempre prelude a
fenomeni di insuccesso e di
mortalità scolastica e conseguentemente a
disuguaglianze sul piano sociale e
civile.
Alunni in difficoltà di apprendimento ed
integrazione di soggetti portatori di
handicap
L'esercizio del diritto all'educazione ed
all'istruzione nell'ambito
dell'istruzione obbligatoria non può essere impedito
dalla presenza di
difficoltà nell'apprendimento scolastico, siano esse
legate a situazioni di
handicap o di svantaggio che, peraltro, non vanno
tra loro confuse.
La condizione di svantaggio è legata a carenze
familiari ed affettive, a
situazioni di disagio economico e sociale, a divari
culturali e linguistici
dovuti a scarsità di stimolazioni intellettuali. La
programmazione educativa e
didattica dovrà, quindi, articolarsi e svilupparsi
in modo da prevedere la
costruzione e la realizzazione di percorsi
individuali di apprendimento
scolastico che, considerando con particolare
accuratezza i livelli di partenza,
ponga una progressione di traguardi orientati da
verificare in itinere.
Il processo di integrazione di alunni portatori di
handicap, soprattutto se
gravi, esige non tanto una "certificazione
medica", quanto la possibilità per la
scuola di affrontare il processo educativo
didattico, sulla base di una
"diagnosi funzionale" predisposta da
servizi specialistici.
La diagnosi funzionale deve porre in evidenza le
principali aree di potenzialità
e di carenza presenti nella fase di sviluppo
osservata, cosicché gli interventi
da attivare nel quadro della programmazione
educativo-didattica, di competenza
dei docenti, siano i più idonei a corrispondere ai
bisogni ed alle potenzialità
del singolo soggetto; tali interventi devono mirare
a promuovere il massimo di
autonomia, di acquisizione di competenze e di
abilità espressive e comunicative
e, fin dove è possibile, il possesso di basilari
strumenti lingustici e
matematici.
In ogni caso, l'obiettivo dell'apprendimento non può
mai essere disatteso e
tanto meno sostituito da una semplice
socializzazione "in presenza", perché il
processo di socializzazione è in larga misura una
questione di apprendimento, e
perché la mancanza di corretti interventi di
promozione dello sviluppo potrebbe
produrre ulteriori forme di emarginazione.
L'alunno in situazioni di handicap pone alla scuola
una domanda più complessa di
aiuto educativo e di sostegno didattico.
Mentre per la maggior parte dei soggetti può essere
sufficiente il
potenziamento, l'affinamento e la differenziazione
della prassi didattica, per
un minor numero di alunni in condizione di
particolare gravità sono necessari
interventi qualificati di didattica differenziata,
integrata da sostegni
terapeutico-riabilitativi. In questo quadro la
scuola deve potersi avvalere
della collaborazione di specialisti, nonché di
servizi e di strutture
stabilmente disponibili sul territorio.
E' necessario, in questi casi, che al suo lavoro si
accompagnino lo sforzo
solidale della famiglia e l'azione concorde di un
sistema socio-sanitario che
realizzi forme di prevenzione, di intervento precoce
e di assistenza.
Per disabilità collegate ad handicap particolarmente
gravi è opportuno
prevedere, nell'ambito di uno stesso distretto, il
funzionamento di centri
adeguatamente attrezzati al fine di consentire
interventi specificamente mirati
da realizzare in stretta collaborazione tra scuola,
strutture sanitarie del
territorio e istituzioni specializzate.
La valutazione dei risultati scolastici degli alunni
portatori di handicap non
può che essere rapportata ai ritmi ed agli obiettivi
formativi individualizzati
perseguiti nell'azione didattica.
Comunque, l'esperienza scolastica dell'alunno in
situazioni di handicap dovrebbe
potersi sviluppare secondo un percorso unitario e
fondamentalmente continuo,
quanto più possibile in armonia con i ritmi di
maturazione e di apprendimento
propri del soggetto.
III Parte - Programma e programmazione
Le linee del programma
Per attuare i suoi compiti la scuola elementare si
organizza in modo funzionale
rispetto agli obiettivi educativi da perseguire;
pertanto, mentre segue le linee
di un programma che prescrive sul piano nazionale
quali debbano essere i
contenuti formativi e le abilità fondamentali da
conseguire, predispone una
adeguata organizzazione didattica, affinché il
programma possa essere svolto
muovendo dalle effettive capacità ed esigenze di
apprendimento degli alunni.
Il programma, necessariamente articolato al suo
interno, mira ad aiutare
l'alunno, impegnato a soddisfare il suo bisogno di
conoscere e di comprendere, a
possedere unitariamente la cultura che apprende ed
elabora.
La peculiarità del programma scaturisce dall'intento
di aiutare l'alunno a
penetrare il significato della lingua, ad avviare
seriamente una preparazione
scientifica, a cominciare ad elaborare una
conoscenza attenta della vita umana e
sociale nelle sue varie espressioni, ad interrogare
criticamente quegli aspetti
della realtà che più lo colpiscono (a cominciare dal
mondo delle immagini).
Programmazione didattica ed organizzazione didattica
Programmazione didattica.
La programmazione didattica ha un valore
determinante per il processo innovativo
che, con i programmi, si deve realizzare nella
scuola elementare.
Spetta ai docenti, collegialmente ed
individualmente, effettuare con ragionevoli
previsioni la programmazione didattica, stabilendo
le modalità concrete per
mezzo delle quali conseguire le mete fissate dal
programma e la scansione più
opportuna di esse, tenuto conto dell'ampliamento
delle opportunità formative
offerte dal curricolo, sia con l'inserimento di
nuove attività, sia con la
valorizzazione degli insegnamenti tradizionali.
La programmazione, nel quadro della prescrittività
delle mete indicate dal
programma, delineerà i percorsi e le procedure più
idonee per lo svolgimento
dell'insegnamento, tenendo comunque conto che i
risultati debbono essere
equivalenti qualunque sia l'itinerario metodologico
scelto.
La programmazione didattica deve essere assunta e
realizzata dagli insegnanti
anche come sintesi progettuale e valutativa del
proprio operato.
Organizzazione didattica.
La scuola elementare si articola in due cicli: il
primo ciclo che comprende la
prima e la seconda classe ed il secondo ciclo che
comprende le classi
successive.
Il principio della scansione in cicli si attua
secondo una logica pedagogica che
può non essere la medesima per tutti gli alunni e
per tutti gli insegnanti.
Possono essere previste nell'arco del quinquennio
anche scansioni diverse, sia
per rispettare i ritmi di crescita individuale degli
alunni, sia per consentire
una verifica e una frequente valutazione a scopo
formativo in corso di
apprendimento, da raccordarsi con quella consuntiva
terminale.
L'unitarietà dell'insegnamento, che costituisce la
caratteristica
educativo-didattica peculiare della scuola
elementare, è assicurata sia dal
ruolo specifico dell'insegnante di classe - questo
particolarmente nel primo
ciclo - che dall'intervento di più insegnanti sullo
stesso gruppo classe o su
gruppi di alunni di classi diverse organizzati in un
sistema didattico a classi
aperte.
In particolare nel secondo ciclo, nel quale si
prevede la utilizzazione di una
pluralità di docenti, ferma restando la classe, il
modulo base
dell'organizzazione istituzionale della scuola,
l'organizzazione didattica deve
basarsi sulla valorizzazione delle esperienze e
degli specifici interessi
culturali degli insegnanti. A tale fine essenziali sono
la collaborazione ed il
lavoro collegiale e altresì le modalità di
raggruppamento permanenti e
temporanee degli alunni.
L'organizzazione didattica utilizzerà, inoltre,
attività didattiche di sostegno
e di didattica differenziata per aree d'intervento
specifico, coordinate
all'attività didattica generale; valorizzerà le
tecnologie educative che
promuovono un ambiente di comunicazioni
multimediali.
La valutazione
Al fine di assicurare un'effettiva valutazione dei
punti di partenza e di
arrivo, dei processi, delle difficoltà riscontrate e
degli interventi
compensativi attuati, gli insegnanti devono
raccogliere in maniera sistematica e
continuativa informazioni relative allo sviluppo dei
quadri di conoscenza e di
abilità, alla disponibilità ad apprendere, alla
maturazione del senso di sé di
ogni alunno.
Le informazioni devono essere raccolte in forma
sintetica, secondo criteri che
assicurino un positivo confronto dei livelli di
crescita individuali e
collettivi. Le modalità e gli strumenti della raccolta
di informazioni saranno
differenti e sempre pertinenti al tipo di attività
preso in considerazione: in
alcuni casi sarà utile rifarsi a prove oggettive, in
altri a forme di
registrazione proprie dell'esperienza didattica meno
formalizzata.
Il complesso delle osservazioni sistematiche
effettuate dagli insegnanti nel
corso dell'attività didattica costituirà lo
strumento privilegiato per la
continua regolazione della programmazione,
permettendo agli insegnanti di
introdurre per tempo quelle modificazioni o
integrazioni che risultassero
opportune.
La comunicazione dei risultati di tale attività di
valutazione ai soggetti
interessati (famiglie e scuole) deve documentare
anche quanto la scuola ha fatto
e si impegna a fare in ordine allo sviluppo del
singolo e del gruppo.
L'attività di programmazione e di verifica deve
consentire agli insegnanti di
valutare l'approfondimento della loro preparazione
psicologica, culturale e
didattica anche nella prospettiva della formazione
continua.
I programmi
Il progetto culturale ed educativo evidenziato dai
programmi esige di essere
svolto secondo un passaggio continuo che va da una
impostazione unitaria
pre-disciplinare all'emergere di ambiti disciplinari
progressivamente
differenziati.
L'educazione linguistica viene ricondotta
nell'ambito dei linguaggi, intesi
quali opportunità di simbolizzazione, espressione e
comunicazione.
Poiché ogni linguaggio esprime la capacità
dell'essere umano di tradurre in
simboli e segni il suo pensiero e i suoi sentimenti,
l'educazione linguistica,
che concerne specificamente il linguaggio verbale,
dovrà non disattendere gli
apporti comunicativi ed espressivi prodotti dall'uso
di altre forme di
linguaggio (l'iconico, il musicale, il corporeo, il
gestuale, il mimico).
L'educazione linguistica, in un'epoca di intense
comunicazioni e nella
prospettiva di un crescente processo di integrazione
nella Comunità europea, non
può prescindere da un approccio alla conoscenza di
una lingua straniera.
Si intende con ciò dare assetto sistematico ad uno
degli insegnamenti speciali
già previsti nell'ordinamento e che potrà trovare
una generalizzata applicazione
con apposite modifiche legislative.
Un breve tempo dedicato quotidianamente alla lingua
straniera durante le normali
attività didattiche assicurerà la necessaria
continuità nell'educazione
linguistica e sarà ausilio non indifferente per
rinforzare il processo di
apprendimento.
Componenti essenziali dell'unità educativa della
persona sono considerate, nei
nuovi programmi, anche l'educazione estetica,
musicale e motoria.
La lettura e l'interpretazione dei linguaggi
iconico, musicale e motorio, con i
quali il fanciullo ha così forte consuetudine,
possono favorire anche gli
apprendimenti più complessi dell'area linguistica e
logico-matematica.
Per la prima volta, il programma prevede uno spazio
riservato all'insegnamento
delle scienze, che consentirà una più approfondita
comprensione delle realtà
naturale ed umana e del mondo tecnologico.
Questa disciplina, insieme alla matematica, tende a
sviluppare la capacità di
percepire i problemi e a dare spiegazioni rigorose
delle soluzioni.
Organica attenzione viene prestata anche alle
dinamiche della vita umana, intesa
nel suo sviluppo storico, nella sua collocazione
geografica, nella sua
organizzazione. Questa area disciplinare è stata
definita per consentire al
fanciullo di conoscere il patrimonio culturale in
cui è immerso e di elaborare
progressivamente una coscienza del suo significato.
Per la religione la scuola elementare offre a tutti
gli allievi uguali
opportunità di conoscenza, di comprensione e di
rispetto dei valori religiosi.
Nello sviluppo complessivo del programma e negli
obiettivi della programmazione,
è indispensabile che la scuola elementare preveda un
graduale accostamento al
mondo del lavoro ai livelli consentiti dalle
esperienze proprie dell'età.
Questo approccio culturale obbedisce, altresì, alle
caratteristiche psicologiche
proprie dell'età in chiave di operatività, di
manipolazione.
LINGUA ITALIANA
Lingua e cultura.
Nessuna definizione globale può esaurire la
complessità del fenomeno
linguistico. Esistono però definizioni parziali che
possono essere utilmente
assunte:
a) la lingua è strumento del pensiero, non solo
perché lo traduce in parole
(permettendo all'individuo di parlare con se stesso,
cioè di ragionare), ma
anche perché sollecita e agevola lo sviluppo dei
processi mentali che
organizzano, in varie forme, i dati dell'esperienza;
b) la lingua è mezzo per stabilire un rapporto
sociale: più precisamente
consente di comunicare con gli altri e di agire nei
loro confronti;
c) la lingua è il veicolo attraverso cui si esprime
in modo più articolato
l'esperienza razionale e affettiva dell'individuo;
d) la lingua è espressione di pensiero, di
sentimenti, di stati d'animo,
particolarmente nella forma estetica della poesia;
e) la lingua è un oggetto culturale che ha come sue
dimensioni quella del tempo
storico, dello spazio geografico, dello spessore
sociale.
Per l'insieme di questi aspetti, la lingua ha un
ruolo centrale nella scuola
elementare, sia per il contributo che offre allo
sviluppo generale
dell'individuo, sia per il carattere pregiudiziale
che una buona competenza
linguistica ha sulle altre acquisizioni.
Pertanto, i compiti della scuola elementare in
questo campo sono i seguenti:
a) fornire all'alunno i mezzi linguistici adeguati
per operazioni mentali di
vario tipo, quali, ad esempio: simbolizzazione,
classificazione, partizione,
seriazione, quantificazione, generalizzazione,
astrazione, istituzione di
relazioni (temporali, spaziali, causali, ecc.);
b) potenziare nell'alunno la capacità di porsi in
relazione linguistica con
interlocutori diversi per età, ruolo, status, ecc.,
e in diverse situazioni
comunicative, usando la lingua nella sua varietà di
codici, di registri e nelle
sue numerose funzioni;
c) offrire mezzi linguistici progressivamente più
articolati e differenziati per
portare ad un livello di consapevolezza e di
espressione le esperienze
personali;
d) promuovere le manifestazioni espressive del
fanciullo e il suo approccio al
mondo della espressione letteraria;
e) avviare l'alunno a rilevare che la lingua vive
con la società umana e ne
registra i cambiamenti nel tempo e nello spazio
geografico, nonché le variazioni
socio-culturali; utilizzare queste dimensioni della
lingua per attivare in lui
la capacità di pensare storicamente e criticamente.
Il fanciullo ha un'esperienza linguistica iniziale di
cui l'insegnante dovrà
attentamente rendersi conto e sulla quale dovrà
impostare l'azione didattica.
In particolare, ogni fanciullo:
ha una varietà di codici verbali e non verbali (tra
cui quelli derivati dai
mass-media), nella quale il codice verbale è
dominante;
ha maturato una capacità di comunicare oralmente in
una lingua e in un dialetto;
sa che la lingua scritta esiste e, percependone
l'importanza, desidera
impadronirsene.
Di fatto queste caratteristiche si manifestano e si
compongono in modo diverso
da alunno a alunno. La scuola terrà presenti queste
diversità, differenziando le
metodologie e gli strumenti in rapporto alle
esigenze individuali di
apprendimento.
Attenzione particolare andrà posta nella
identificazione tempestiva di eventuali
disturbi del linguaggio (difetti dell'udito,
difficoltà di articolazione dei
suoni, balbuzie, ecc.) e di fenomeni di disgrazia e
di dislessia, per i quali
andranno predisposte specifiche strategie
didattiche.
Qualora gli insegnanti accertino, mediante opportune
osservazioni e prove, la
inadeguatezza dei prerequisiti sul piano percettivo,
cognitivo e della motricità
fine, necessari per l'apprendimento della lettura e
della scrittura, disporranno
opportuni interventi, giochi sensoriali, esercizi di
pregrafismo, attività
psicomotorie.
Obiettivi e contenuti.
Nel campo della formazione linguistica la scuola
elementare persegue un insieme
di obiettivi generali all'interno dei quali vengono
individuati alcun i
traguardi essenziali, prescrittivi per tutti gli
alunni.
I. La scuola si propone l'obiettivo di far
conseguire la capacità di usare, in
modo sempre più significativo, il codice verbale,
senza peraltro trascurare
altri tipi di codici (grafico, pittorico, plastico,
ritmico-musicale,
mimico-gestuale, ecc.) che non sono alternativi al
codice verbale, ma
complementari ad esso. All'interno di questo
obiettivo dovrà essere garantito a
tutti gli alunni il raggiungimento del traguardo
della consapevolezza che:
esistono diversi codici;
ciascuno di essi offre opportunità specifiche;
il codice verbale è particolarmente comodo, in
quanto consente, con poche unità
semplici, di formare un illimitato numero di
messaggi;
il codice verbale favorisce l'accesso agli altri
codici e consente la
riflessione su questi e su se stesso.
II. La scuola si propone l'obiettivo di far
conseguire la capacità di comunicare
correttamente in lingua nazionale, a tutti i
livelli, dai più colloquiali e
informali ai più elaborati e specializzati; va anche
rispettato l'eventuale uso
del dialetto in funzione dell'identità culturale del
proprio ambiente.
All'interno di questo obiettivo dovrà essere
garantito a tutti gli alunni il
raggiungimento del traguardo di:
saper utilizzare la lingua nelle forme colloquiali
richieste dai problemi della
vita quotidiana;
rendersi conto di punti di vista diversi
riscontrabili in situazioni
comunicative;
essere consapevoli della varietà di forme in cui il
discorso si realizza in
rapporto a contesti differenti (ad esempio, con i
compagni di gioco, con i
genitori e i familiari, con l'insegnante ecc.).
III. La scuola si propone l'obiettivo di assicurare
all'alunno una buona
competenza di lingua scritta (lettura e scrittura):
ci sono infatti attività
della mente che esigono questo veicolo e si
avvantaggiano del suo uso.
Il fanciullo deve saper leggere, cioè capire il
significato di testi scritti a
fini diversi; deve saper ricercare e raccogliere
informazioni da testi scritti;
seguire la descrizione, il resoconto, il racconto e
saperne cogliere
l'essenziale; apprezzare l'efficacia linguistica ed
espressiva dei vari tipi di
scrittura.
Il fanciullo deve saper scrivere: comunicare a
distanza con interlocutori
diversi, registrare e organizzare dati e istruzioni,
esprimere impressioni,
valutazioni; produrre testi di tipo descrittivo,
narrativo, argomentativo.
Tutte queste capacità confluiscono in quella della
rielaborazione del testo
(parafrasi, trasposizione, riscrittura in contesti
diversi, riordinamento di
argomenti, operazioni in cui il fanciullo può
manifestare quell'originalità e
fantasia che, lungi dall'essere alternative o
antitetiche alla razionalità, ne
rappresentano componenti essenziali).
All'interno di questo obiettivo dovrà essere
garantito a tutti i fanciulli il
conseguimento del traguardo di:
saper leggere e capire i testi di uso quotidiano nei
loro significati essenziali
e nei loro differenti scopi comunicativi, almeno in
rapporto alle necessità e
situazioni più comuni;
leggere facili testi di tipo anche letterario, che
attivino processi
interpretativi;
produrre semplici testi scritti di carattere
pratico-comunicativo per utilità
personale (prendere nota, prendere appunti), o per
stabilire rapporti con altri;
scrivere semplici testi che realizzino, nelle forme
a ciascuno congeniali, una
iniziale elaborazione di carattere personale.
Nel programma non sono state proposte rigide
scansioni interne relative a
ciascun anno, perché:
si ritiene che queste debbano rientrare nella
programmazione formulata dagli
insegnanti in relazione alle esigenze della classe;
esiste il rischio che certe indicazioni possano
essere interpretate
restrittivamente e causare non giustificati
insuccessi;
date le caratteristiche particolari della disciplina
non è sempre possibile
indicare una progressione rigida degli apprendimenti
nei diversi anni
scolastici.
Tuttavia è possibile dare indicazioni orientative
che si riferiscono alle:
a) capacità da attivarsi nel primo anno del corso
elementare;
b) capacità da sviluppare nell'intero corso elementare.
a) Capacità da attivarsi nel primo anno. Nel primo
anno di scuola elementare
appare necessario perseguire questi obiettivi:
capacità da parte del fanciullo di esprimersi
oralmente e di comunicare in
maniera sempre più compiuta su argomenti che gli
siano noti e gli appaiano
interessanti;
capacità di leggere e di scrivere almeno a quel
livello strumentale che è
indispensabile fase di accesso all'uso pieno e
consapevole della lettura e della
scrittura.
In particolare, al termine del primo anno o al
massimo nel corso del secondo,
dovrebbe essere raggiunta la capacità di leggere in
maniera scorrevole brevi e
facili testi e di formulare il proprio pensiero e
comunicarlo per iscritto,
rispettando le più importanti convenzioni
ortografiche.
b) Capacità da sviluppare nell'intero corso
elementare. Sin dal primo anno vanno
stimolate e gradualmente sviluppate nel corso del
quinquennio le capacità
dell'alunno di:
cogliere e ripetere con parole sue il contenuto di
ciò che ha sentito dire o
leggere, o di ciò che lui stesso ha letto;
sapersi inserire opportunamente nelle situazioni
comunicative più frequenti e,
con gradualità, rendersi conto dei punti di vista
diversi;
descrivere ordinatamente le fasi di attività a lui
familiari;
eseguire la lettura silenziosa di testi di vario
tipo, opportunamente scelti e
graduati, e dare prova di averne compreso il
contenuto in forme via via più
aderenti alle intenzioni comunicative del testo;
comunicare per iscritto con interlocutori diversi in
modo via via più ricco e
più articolato per contenuto e forma;
produrre testi di vario genere;
acquisire il lessico fondamentale e progressivamente
arricchirlo, utilizzando le
opportunità offerte da tutte le discipline;
prestare attenzione alle corrispondenze lessicali tra
dialetto e lingua allo
scopo di evitare interferenze inconsce tra i due
sistemi linguistici;
individuare le diversità tra le pronunce regionali
dell'italiano e la pronuncia
dell'italiano cosiddetto standard, che rappresenta
anche la base per una
corretta esecuzione scritta.
In particolare si raccomanda l'attivazione, a
partire dal terzo anno, delle
capacità di:
eseguire la lettura a voce alta di testi noti e non,
dando prova, anche
attraverso un uso appropriato delle pause e
dell'intonazione, di averne compreso
il contenuto;
scrivere in modo ortograficamente corretto e con
buon uso della punteggiatura,
con lessico appropriato e sintassi adeguata;
prendere note, appunti, ecc. in forme
progressivamente più funzionali e precise;
produrre testi di tipo descrittivo, narrativo,
argomentativo;
ricercare e raccogliere informazioni da testi
scritti (libri, giornali,
vocabolari, enciclopedie, ecc.);
leggere facili testi di tipo anche letterario, che
attivino nel fanciullo
elementari processi interpretativi e sviluppino il
senso estetico;
riflettere sui significati delle parole e sulle loro
relazioni (rapporti di
somiglianza e differenza, gradazioni di significato,
passaggio dal generale allo
specifico e viceversa, ecc.);
ricavare il significato di una parola sconosciuta
ragionando sul semplice
contesto in cui è contenuta;
notare all'interno di contesti alcune elementari
concordanze fra parole,
organizzando gradualmente questi rilievi in schemi
morfologici (flessioni,
modificazioni, ecc.);
individuare, attraverso la riflessione sull'uso
della lingua (orale e scritta),
le fondamentali strutture sintattiche;
applicare la naturale curiosità per la parola alla
storia delle parole,
soprattutto per quanto riguarda il loro mutamento di
significato, anche nel caso
di vocaboli provenienti da lingue straniere.
Indicazioni didattiche
Queste indicazioni vanno considerate come un
contributo per la programmazione,
che, comunque, deve essere indirizzata a perseguire
gli obiettivi o a
raggiungere i traguardi già enunciati.
Lingua orale.
La prima attività linguistica dell'alunno nella
scuola, decisiva per gli
ulteriori sviluppi, è parlare con l'insegnante e con
i compagni.
In questa fase sono determinanti l'atteggiamento e
il comportamento linguistici
dell'insegnante, che deve adottare un linguaggio
accessibile, motivante e
adeguato al ruolo di chi, comunque, rappresenta per
il fanciullo un modello
significativo.
E' importante che, fin dall'inizio, si instauri
all'interno della classe un
clima favorevole alla vita di relazione e, quindi,
allo scambio linguistico che
progressivamente andrà organizzandosi.
Ciò comporta che l'insegnante sappia sollecitare il
dialogo, dargli ordine
(anche abituando l'alunno a "chiedere la
parola", ad attendere il suo turno se
altri l'hanno chiesta prima di lui, a tener conto
nel suo intervento di ciò che
gli altri hanno detto, ecc.), tutelando gli spazi
comunicativi di ciascuno e la
significatività degli interventi in rapporto
all'argomento.
Qui emerge l'importanza del comportamento di
ascolto, da intendere non come
atteggiamento di passiva ricezione quanto come
capacità di comprensione e
interpretazione dei messaggi.
La comunicazione orale è anche una importante fonte
per l'arricchimento del
lessico dell'alunno; pertanto, l'insegnante favorirà
l'acquisizione di parole
nuove e appropriate in situazioni a cui esse
facciano preciso riferimento.
E' opportuno cogliere e promuovere situazioni
comunicative che consentano
all'alunno la fruizione e la produzione di una
varietà di messaggi volta per
volta adeguati all'interlocutore e alle circostanze.
Si tratta di avviare
l'alunno a riconoscere nei discorsi altrui e nei
propri delle varianti che,
gradualmente, lo porteranno ad individuare
l'esistenza di una gamma di usi
specifici della lingua.
Devono essere sollecitate tutte le forme di
comunicazione orale: descrizione,
resoconto, narrazione, discussione, ecc.
Sarà bene stimolare gli alunni a cogliere differenze
di pronuncia presenti in
classe e orientarli, con gradualità, verso una
pronuncia largamente accettabile
e ben articolata, anche in funzione di una corretta
esecuzione scritta.
Lingua scritta.
A livello di apprendimento iniziale della lingua
scritta i metodi in uso sono
parecchi e ciascuno di essi si rifà a motivazioni
teoriche che vanno tenute
presenti per effettuare una scelta. Vi sono tendenze
metodologiche le quali
partono da un tutto (parole, frasi) che viene
analizzato in elementi
successivamente ricomponibili; altre che partono da
elementi per giungere alla
loro sintesi in parole e frasi. Le une e le altre
hanno una loro efficacia
didattica, purché vengano usate senza appesantimenti
che riuscirebbero sterili e
demotivanti.
La scelta del metodo dovrà anche tener conto di una
attenta osservazione e
valutazione del livello di sviluppo percettivo e
mentale dei fanciulli. Infatti,
anche in funzione delle loro disponibilità e dei
loro ritmi individuali,
l'insegnante, consapevole delle opportunità offerte dai
singoli metodi, prenderà
le sue decisioni e predisporrà le condizioni per
l'apprendimento.
Una delle prime conquiste del fanciullo, nella fase
iniziale dell'apprendimento,
è la constatazione che le variazioni della scrittura
sono dovute a variazioni
degli aspetti fonici della lingua orale; questa
scoperta è facilitata dalla
riflessione sul linguaggio parlato (percezioni,
analisi e segmentazione del
continuo fonico).
Poiché la nostra lingua usa una scrittura
alfabetica, è inevitabile il momento
in cui, nell'apprendimento, si produce la
separazione temporanea degli aspetti
del significato da quelli dei simboli formali
(fonemi e grafemi). Sarà
necessario che l'insegnante consideri questo
passaggio come preliminare per la
riconquista dei significati. Scrivere non è copiare
graficamente (disegnare